Dopo la stage di Gaza dove sono morti 18 civili tra cui diversi bambini, il Ministro della Difesa israeliano ha dichiarato che l’obbiettivo errato è stato colpito a causa di un guasto ad una scheda elettronica nel sistema di puntamento della batteria di artiglieria da cui sono partiti i cinque missili che hanno colpito le case nelle quali hanno perso la vita i 18 civili palestinesi.
Olmert, il Primo Ministro israeliano si è detto dispiaciuto e afflitto per questa strage, ha dichiarato che è stato un errore, che non era un attacco premeditato, ma ha aggiunto che Israele continuerà a rispondere al lancio di razzi proveniente dalla Palestina e che quindi simili tragedie “possono accadere” (“It may happen”).
A giugno di quest’anno successe una cosa simile quando una famiglia palestinese fu sterminata su una spiaggia di Gaza in seguito al bombardamento di una nave israeliana. Anche in quell’occasione i vertici israeliani condannarono l’accaduto e promisero una commissione d’inchiesta interna per stabilire le responsabilità, la commissione stabilì che la strage non era stata causata da un missile israeliano, ma da una mina presente sulla spiaggia stessa.
Nell’opinione pubblica passò il messaggio e i vertici israeliani furono moralmente assolti, ma come si può credere ad una commissione militare che avrebbe incriminato i vertici stessi?
Infatti in quegli stessi giorni Human Right Watch (hrw.org), nella persona di Marc Garlasco, analista militare della stessa, stabilì il coinvolgimento delle forze armate israeliane (IDF) nella strage.
Tutto questo non è bastato per destituire il Ministro della Difesa, Amir Perez o per emettere una risoluzione dell’Onu in condanna di queste azioni in sfregio a qualsiasi diritto internazionale e nonostante l’uso di azioni punitive anche contro la popolazione civile o l’ammissione degli stessi Generali israeliani dell’uso delle bombe a grappolo.
Non solo, quando l’opinione pubblica si è indignata per l’elezioni del partito di Hamas democraticamente eletto in Palestina e che ha causato l’embargo nei confronti dei territori, l’entrata nel governo israeliano dell’estrema destra di Avigdor Liebermann, un “duro” che teorizza l’annessione ad Israele di parti della Cisgiordania occupata, non ha sortito alcun effette nella diplomazia occidentale.
Oggi ci si ritrova infine a sentire il Primo Ministro di Hamas, Ismail Haniyeh, dirsi disposto a rassegnare le dimissioni se questo può servire a convincere i governi americani ed europei a rimuovere i blocchi finanziari verso il proprio stato, ma da Israele nessun segnale di distensione.
La coalizione di sinistra, quella guidata da Romano Prodi, ovvero “La serietà al governo” si ritrova a convivere con chi fa dello sberleffo pesante verso l’opposizione politica e ideologica il proprio strumento di lotta.
In questi giorni continua la polemica sull’apertura della scuola araba a Milano, infatti dopo che la scuola era stata chiusa per problemi legati alle norme anti-incendio, adesso la Lega Nord è scesa in piazza per
Matteo Salvini che oltre ad essere consigliere comunale a Milano è anche Europarlamentare per la Lega Nord, nell’ aprile del 2005
Tra i blog che leggo sempre c’è ovviamente quello di